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  straripando [ quando i pensieri rompono gli argini ]
         




Stavolta parto davvero
Con un vento leggero
Che mi soffia alle spalle.
Tu dormi bene il tuo sonno
Dove vado lo sanno

Solo le stelle.


Stavolta parto davvero
Quanto vento stasera
Che mi soffia alle spalle
C'è solo un'ombra sul cuore
Silenziosa e leggera
Ma ci dormirò.

__________

Vorrei sognare
che è stato solo un sogno
che mi hanno raccontato
senza dormire
perché il mondo non c'è
quando io sono addormentato
e poi dormire
con una poesia
che da sempre so a memoria
senza sognare

 

_________

 

Gli uomini son come il mare:
l'azzurro capovolto
che riflette il cielo;
sognano di navigare,
ma non è vero.

 

_________

 

E non si è soli quando un altro ti ha lasciato,
si è soli se qualcuno non è mai venuto
però scendendo perdo i pezzi per le scale,
e chi ci passa su, non sa di farmi male.

 

_____________

 

sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio
sulla scrivania,
manca solo un verso
a quella poesia,
puoi finirla tu.

___________

 

E il tempo non s'innamora
due volte
di uno stesso uomo;
abbiamo la consistenza lieve
delle foglie:
ma ci teniamo la notte, per mano,
stretti fino all'abbandono,
per non morire da soli
quando il vento ci coglie

 

_______________

 

 

Ninni è stanco, Ninni ha guardato
Ninni ha pianto, Ninni ha perduto
Ninni ha amato tanto da non amare più.

Quante volte ho pensato di rinunciare
e lasciargliela lì come fosse un gioco
questa vita che è niente
ma non è poco,
quanti mezzi sorrisi ai miei ritorni,
quante corse da scemo sui treni fermi
quanti che chiamo
e non si san più voltaare.

Tu sei bella e mi guardi senza parlarmi,
non ti sei neanche accorta di assomigliarmi,
e non sai quanta voglia avrei di dirti
che tuo figlio non è cambiato,
era solo ma si è aspettato,
ed è sempre come lo chiamavi tu
Ninni, Ninni, Ninni...



ROBERTO VECCHIONI


26 febbraio 2011

ASCOLTANDO IL NUOVO CD DI ROBERTO VECCHIONI

Vi consiglio di dedicare una quarantina di minuti all’ascolto di questo cd, vi consiglio di indugiare qualche minuto sulla copertina, due mani, forse di vecchio, qualche grinza, qualche macchia.  Le mani sono aperte e non cercano di trattenere ma anzi lasciano andare, forse perché a un certo punto capisci che non ha senso trattenere ciò che  può vivere  solo se riesce a volare, e ciò non ti risparmia il dolore ma ti da la consapevolezza che stai facendo la cosa giusta.

Quelle mani di uomo o donna anziana, lasciano andare le farfalle, perche ha senso se lasciamo qualcosa agli altri, ai nostri figli ai nostri giovani, tutto ha senso se lasciamo loro il sapore delle nostre esperienze, di ciò che abbiamo creduto di capire o che davvero abbiamo capito..

E Roberto Vecchioni, ci regala con questo cd, il suo amore,  di cui ha scritto dagli anni 80 in poi,  Vecchioni ci racconta l’amore, con il suo sguardo, con le sue parole, con il suo cuore..

E c’è Mi portero’, ove l’uomo ormai comincia a pensare al momento dell’addio, perché si guarda allo specchio e vede un volto di uomo vecchio, e sa che prima o poi toccherà a lui, e c’è l’amore da portare con sé come una casa, come un rifugio, come un ricordo, come il senso vero di tutto.

La casa delle farfalle, dove apprezziamo anche la voce del prof, noi abituati a curarci  solo delle sue parole. In questo brano un ragazzo, in guerra nell’attimo prima di morire i suoi ricordi la sua infanzia, il suo amore…

Canzoni e cicogne, molto autobiografica credo, c’è molto dei suoi trent'anni di musica, parole e matrimonio vissuto e consolidato.

Piccolo amore, tre minuti in cui riesce a farci respirare in una mattina davanti ad un timido sole quanto possa essere grande l’amore anche in piccoli gesti.

MI manchi, quando una mattina ti svegli, apri le mani  e ci trovi dentro solo tre monete d’oro finto, e ti accorgi che non sono passati solo momenti ma anni..

L’amore mio, c’è un momento in cui c’è una mano che ti porta via tutto quello che hai dentro, è c’è l’esigenza di trovare il proprio posto e il posto per il proprio amore-

Non mancano nel disco collaborazioni al femminile Con Ornella Vanoni, Dolcenera e Federica Fornabaio.

Non mancano gli omaggi Lontano Lontano, per   Luigi Tenco, la cui storia è rimasta dolorosamente legata al Festival di Sanremo  e Hotel supramonte, se si parla di poesia, amore ed  umanità non si può prescindere da Fabrizio DE Andrè..

E poi c’è Chiamami ancora amore, dove ci sono i giovani con i libri in mano, c’è il pensiero, ci sono le idee come le farfalle cui non si possono togliere le ali…..

Buon ascolto e buona domenica…

 

 




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7 novembre 2010

SILVIO BERLUSCONI ED IL FORUM SULLA FAMIGLIA

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non terrà il discorso di apertura al forum della famiglia. E dalla notizia in poi fiumi di tg, radiogiornali, carta stampata, gente comune a dire se è giusto o non è giusto, battute che si sprecano etc etc..

E tutto sembra vertere sulla sua dignità o meno, sulla sua meritevolezza o meno, ad accostarsi alla “famiglia”…e ancora una volta noi popolo italiano rendiamo sacro, ciò che sacro non è..

Personalmente penso che di “SACRA FAMIGLIA”, su questa terra ne è passata, una e una soltanto, tutto il resto è varia umanità che si arrabatta e cerca di vivere la famiglia così come riesce.

Ho grande fiducia nelle persone, e grande stima di come la maggior parte delle persone cerca di vivere l’esperienza famiglia…

Ho grande stima di chi riesce a mantenere vivo e sentito  il “progetto comune” e riesce a restare insieme trasmettendolo ai propri figli.

Ho altresì stima di quelle persone che a un certo passaggio di vita si trovano ad aver perso di vista quel progetto comune e finiscono per abbandonarlo  ma cercano di impegnarsi con il loro figli per far sentire loro che si può cercare di essere buoni genitori anche vivendo sotto due tetti diversi, si può cercare comunque di mettere la propria esperienza di vita al servizio della loro educazione…

HO stima di quelle donne che troppo giovani sono rimaste solo, perché un disegno superiore ha strappato da questa terra il loro compagno, ed esse si sono trovate  a dover crescere da sole i loro piccoli figli, facendo da madre e cercando di capire se devono fare anche un po’ da padre…

Stima per i giovani papà, che rimasti soli raccolgono tutto il loro amore e cercano di darlo ai loro figli.

Stima per quelle donne che non hanno trovato nel loro cammino un compagno che potesse diventare padre dei loro figli..e che si trovano a dover conciliare l’istinto naturale che le porta a essere madre con le leggi degli uomini che stabiliscono che soltanto chi è moglie o compagna di un uomo può essere anche madre…

Alla luce di tutto ciò avrei ascoltato volentieri Silvio Berlusconi, non come figura istituzionale e rappresentativa di un paese che forse quella rappresentatività l’ha un po’ persa di vista. Lo avrei ascoltato volentieri come uomo, se avesse deciso di accostarsi al forum della famiglia con sincerità e portatore di un’esperienza umana..la sua..

Sarebbe stato interessante sapere come si può conciliare lo strumento del potere come arma per conquistare una donna e poi impedire che quel potere possa farti perdere di vista il rispetto per la “tua donna” e le donne in genere..

Come si può far capire ai propri figli che la vita presenta anche delle difficoltà quando si cresce con un padre che ti può comprare tutto e DAVVERO TUTTO…

Queste e altre domande circa i suoi due matrimoni finiti, se mai se le è poste il mattino radendosi, o alla sera prima di addormentarsi….

 

 




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30 novembre 2009

non credo sia poco....

E' un pò come entrare in una vecchia soffitta, dove per anni hai accatastato roba pensando di lasciarla lì in ordine, convinta che prima o poi quella roba ti sarebbe servita e saresti tornata a prenderla e l'avresti trovata e riconosciuta all'occorrenza..senza problemi..

poi invece tutta quella roba hai lasciato che si ammucchiasse...che venisse ricoperta dalla polvere...ed una volta risalita in soffitta non ci hai capito più nulla...ero sicura ci fosse, ti dici...ero sicura di averne conservato un po' ti ripeti..

ed invece non trovi più nulla...non riconosci più nulla...

beh!! quello è il momento buono per cominciare a togliere la polvere, cominciare a riprendere in mano tutta quella vecchia roba...

 

forse deciderai di non conservare più nulla, forse deciderai di buttare davvero via tutto...

 

ma quella roba...quella vecchia roba..ti servirà per riconoscerti...e per vedere la nuova persona che potrai essere

credo si tratti proprio di questo...nulla più...

 

e non è poco.

 




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29 ottobre 2009

QUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOI...

 

Questa mattina in metropolitana andando al lavoro ascoltavo un vecchio brano di Marco Conidi, un  brano che parla di un ragazzo (non so se sia realmente lui) figlio di italiani emigrati in America. E’ una canzone davvero molto dolce, da cui traspaiono un grande amore e tanta  nostalgia, quell’amore che forse i nostri padri davvero sapevano provare per la loro Italia, quella nostalgia di chi è costretto a vivere lontano.
Mi chiedevo com’eravamo visti noi italiani quando eravamo gli emigranti, come vivevamo una terra che non era la nostra e di colpo il mio pensiero è andato agli stranieri che oggi copiosamente vivono nelle nostre strade..e vedevo la mia diffidenza verso chi è diverso da me, quella diffidenza che talvolta si fa paura tanto più, mi trovo sola tra loro…mi chiedevo come trasformare quella diffidenza in curiosità verso chi ha un’esperienza tanto diversa dalla mia..
 
Ripensavo al ragazzino che qualche giorno fa mi ha scippato il portafogli..quel porco che l’altra sera mi ha costretto a scendere dal tram e farmela a piedi tanto era il disagio verso un comportamento “brutto e violento”, quell’altro che ha allungato al mano in quel modo tanto fastidioso…e pensavo alla loro diversità, forse siete cresciuti in un mondo dove le donne non vengono riconosciute vostre pari..dove le donne non votano..non hanno diritti…le donne si picchiano…e forse qualcuno vi deve ancora insegnare che le donne se non si sanno amare almeno si deve cercare di rispettarle..
 
MI chiedevo come fanno queste persone a vivere in una società che non sa garantire la vivibilità ai propri figli come si può pensare possa garantire l’integrazione tra le razze..?
 
Forse questi uomini devono pensare alle cose belle del loro paese, alle cose che vale la pena insegnarci..farci conoscere…trasmetterci…e forse noi dovremmo pensare a quanto ci mancava la nostra Italia quando gli EMIGRANTI ERAVAMO NOI….




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8 settembre 2009

IL PRIMO GIORNO

Domani sarà il primo giorno di scuola media del mio piccolo. In bocca al lupo a lui..

ed un pensiero per tutti coloro per  i quali domani sarà il primo giorno di qualcosa...il primo giorno della scuola materna, della scuola elementare...il primo giorno di solitudine alla fine di un amore...il primo giorno dopo aver smesso di fumare...il primo giorno di una nuova storia d'amore...il primo giorno di lavoro...il primo giorno dopo il primo bacio...il primo giorno dopo la separazione....il primo giorno di vita del proprio figlio...il primo giorno dopo aver fatto l'amore per la prima volta...il primo giorno dopo il licenziamento...il primo giorno dopo la cassa integrazione...il primo giorno di dieta....il primo giorno di una buona e bella nuova speranza.....




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3 settembre 2009

SE SAPESSI DISEGNARE

Se sapessi disegnare, la matita scorrerebbe sul foglio e tracerebbe una piccola bambina dai capelli lunghi e biondi a cavallo della sua piccola bicicletta rosa, senza le rotelle, per la prima volta, senza le rotelle.

Accanto a lei, un pò più indietro, il suo papà. A tenere quella bici con la sua mano sicura...i tratti sarebbero decisi...e quella mano che tiene forte la bici è pronta a lasciarla quando sentirà la sensazione che la bimba è pronta a continuare pedalando da sola.

Accanto, ci sarebbero tratti mossi e un pò confusionari della mamma che correndole accanto la guarda spaventata e felice...agitata a correre di quà e di là...ma sicuramente pronta a prendere la bici e la sua piccola qualora dovesse perdere l'equilibrio..

se sapessi disegnare , questo sarebbe il mio soggetto. Perchè questo ho visto tornando a casa questa sera...e questo mi ha lasciato una dolcissima sensazione di tristezza....

 

 

 




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23 dicembre 2008

PERPLESSITA' DI FINE ANNO

 

I discorsi di fine anno sciorinati dalla classe manageriale mi lasciano sempre un po’ perplessa. Raramente mi capita di cogliere nelle loro parole genuinità e senso della realtà. Quasi mai mi capita di sentire empatia verso il manager di turno che vestito di tutto punto con la scarpa brillante e perfetta parla del tuo lavoro e della tua quotidianità in ufficio, un ufficio di cui ogni volta mostra di non sapere nulla.

Più spesso i loro discorsi seguono una scaletta prestabilita ed imparata presso chissà quale corso tenuto da chissà quale studioso della psicologia del dipendente..parole artefatte che descrivono un ambiente in cui è bello ritrovarsi ogni giorno, in cui non senti la fatica del quotidiano assorbita come sei dall’atmosfera che quegli uomini dotati di grande umanità sanno creare…ma il tuo ambiente è quello governato per lo più dalle solite regole “mafiose” , ove ti rendi conto che sei un mulo da soma, che l’azienda deve fatturare e tu sei lì e a nessuno gliene frega dei tuoi problemi delle difficoltà basta che tu sappia rendere e realizzare il giusto profitto quello di cui godrà per lo più la classe manageriale appunto..

Veniamo da due anni di incorporazione nella casa madre tedesca, due anni in cui ogni giorno dovevi ringraziare di essere seduto ancora su quella sedia, due anni in cui il lavoro è cresciuto a dismisura tanto da far si che la struttura quasi non fosse più in grado di reggerlo, e dovevi ringraziare il cielo ogni giorno per quella quantità di lavoro ingestibile che ti spettava perché quello era il segno che il tuo ufficio era quello sul quale i tedeschi puntavano, quello che non sarebbe stato toccato..vedevamo colleghi degli uffici esterni in ogni parte di italia assistere alla chiusura del loro ufficio con trasferimento coatto ed immediato anche a parecchi kilometri dalla loro casa..

Forse questo sarebbe stato un discorso realistico e sincero, il vero riconoscimento dei nostri sforzi e la realistica consapevolezza che ci siamo trovati sin dall’inizio dalla parte giusta e che i nostri sforzi e sacrifici dovevano trovare riconoscimento e soddisfazione nel fatto stesso di avere avuto ed avere ancora un lavoro nella città in cui abbiamo stabilito la nostra residenza…forse qualche parola di solidarietà verso i colleghi esterni, qualche riflessione più onesta sulla crisi che la nostra società sta attraversando avrebbe costituito un valido seme da offrire ai colleghi più giovani..

Ed invece l’apice del discorso del nostro manager vestito di tutto punto dalla scarpa lucida è stato il suggerimento lanciato a tutti noi, se ci fosse capitata l’occasione di parlare con i colleghi esterni, magari tra un augurio di un sereno natale ed un felice anno nuovo avremmo potuto gettare un po’ di terrore soffiandogli al notizia che con l’anno nuovo prenderemo altro lavoro IL LORO LAVORO…ma la cosa che più mi ha lasciato perplessa è stato lo scroscio ed il batter di mani che l’ufficio intero (tranne me e un paio di altri) unitamente convocato ha fatto esplodere per sottolineare ed accogliere le parole di quell’uomo vestito di tutto punto con le sue lucide scarpe….




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5 dicembre 2008

MAMMA PART-TIME

 

Mi viene questa definizione se penso al tempo che una mamma separata ha da condividere con proprio figlio. Essere mamma part-time porta necessariamente a snaturare il rapporto madre-figlio? Questa è la domanda che mi passa per la testa questa sera. E’ non è solo e non semplicemente un fatto di sensi di colpa da rielaborare.

Credo che una mamma possa sapere se suo figlio vive con serenità la dolorosa esperienza che altri hanno scelto per lui. Inevitabilmente il tempo che una mamma passa con il proprio figlio è influenzato dal fatto che si tratta di un tempo spezzato e interrotto, costituito da fasi alterne di presenza e assenza, ove il momento della presenza deve essere riempito tanto da bastare e colmare quello successivo dell’assenza.

Normalmente il figlio che sta crescendo ha momenti in cui ricerca o gli è offerta la compagnia della mamma alternati a momenti in cui il piccolo sceglie di stare da solo o gli è imposto dal fatto che la mamma ha da dedicarsi alle faccende di casa o ai suoi impegni o interessi. Così facendo il piccolo impara a riempire e impiegare il proprio tempo inventandoselo da solo quel tempo; così facendo il piccolo sperimenta la conoscenza della solitudine e riesce a capire che anche la solitudine può avere delle tinte interessanti. Probabilmente quel bimbo sarà un adulto che saprà alternare con serenità momenti di socializzazione a momenti di solitudine serena e creativa.

Una mamma separata rischia forse di privare il proprio figlio del tempo della solitudine, si forza a guardare la partita con lui per non lasciarlo solo davanti alla tv, gli propone giochi e passatempi da fare in compagnia per non sprecare il tempo a disposizione per stare insieme

Una mamma part-time è forse impreparata davanti alla richiesta del figlio di stare un po’ da solo, la mamma part-time deve forzarsi di rispettare una richiesta che sarebbe di pura e normale quotidianità.

Alla fine il rischio è di snaturare la quotidianità, e di sminuirne il bello, perché il tempo passato con il proprio figlio può diventare in alcuni momenti un tempo annoiato in cui occorre fare necessariamente qualcosa insieme perchè è necessario farsi compagnia.

Forse la mamma part-time non esiste, perche si resta mamme sempre, quando il figlio lo hai tra le braccia, quando ti guarda e sorride, quando ti risponde male, quando è a scuola e soprattutto si è mamma quando lui non c’è perché l’impegno è costruire un rapporto di fiducia in cui tuo figlio sa che ci sei sempre..sei sempre lì anche quando non sei accanto a lui, stai lì ad accompagnarlo mentre cresce e ti prepari al momento in cui il piccolo si sentirà pronto a spiccare il suo volo, quando guarderai quelle ali che anche tu hai contribuito a rafforzare, quelle ali pronte a volare e sempre radicate nel profondo amore che lega un genitore a una figlio qualunque sia la strada che la vita ha scelto per loro….




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27 novembre 2008

I MIEI RICORDI DI SCUOLA

Mi è capitato proprio l'altra sera di ritrovare tra le carte andate, la lettera che la mia maestra mi scrisse alla fine della quinta elementare...ho pianto...mi ha commosso rileggerla, e mi ha fatto pensare a quella "maestra unica", lei era la nostra mamma, severa e dolce...decisa e tenera...capace di insegnare alla sua piccola classe le grandi cose del mondo...le rigide regola della convivenza in classe. Tiziana si chiamava,  la  ricordo ancora, esile nel fisico, capelli ricci neri che incorniciavano un bel viso dai lineament fini e gli occhi neri...
Insomma se ripenso a quegli anni ne respiro tutto il romanticismo.
Però io, agli occhi di quella maestra, sono sempre stata sin dall'inizio e fino alla fine una piccola pasticciona, che bucava i quaderni perchè calcava troppo, che studiava ma avrebbe potuto sempre fare di più..
e non c'era qualcun'altro accanto  a lei a guardarmi con occhi diversi a cogliere nel mio fare qualche potenzialità che a lei forse sfuggiva,,,
Ne sento la differenza quando vado a parlare con le insegnanti di mio figlio. Loro sono sempre in due presenti e mentre l'una trova che mio figlio ha un rigurgito di timidezza l'altra è pronta a dire che i compagni lo cercano perchè sa fare gruppo...quando l'una dice che mio figlio è disordinato l'altra è pronta a dire che lui sta crescendo e piano piano sta imparando come tenere un quaderno ordinato...
mio figlio va a teatro, italiano inglese, mio figlio va alle mostre  e poi le commenta in classe, mio figlio prepara i mercatini di natale, mio figlio è andato a vedere come si pesta l'uva e come si fa il vino...mio figlio ha fatto le elementari prima della riforma..
Mentre noi con il nostro insegnante unico stavamo in classe, seguivamo il libro e non vi era spazio per teatro, laboratori e sperimentazioni varie...
perchè dobbiamo far tornare indietro i nostri ragazzi, perchè dobbiamo togliere loro una buona scuola per consegnare una scuola mediocre?
loro sono il motivo per cui noi ci dobbiamo muovere..sono il cammino da preparare, sono un vaso pieno di bellissimi fiori che noi dobbiamo far fiorire lasciando che i colori ed il profumo colorino  il mondo ... loro sono  le ali pronte a volare...
non tarpiamo quelle ali....non risparmiamo su di loro...
oggi leggo che nella scuola di mio figlio il riscaldamento è rotto...leggo che sono stati visti alcuni topi...
io credo che lui come tutti gli altri meriti il nostro meglio...
diciamo no alla riforma...no ai tagli...diciamolo nelle piazze, davanti alle scuole....facciamoci sentire...
perchè i nostri figli meritano "una buona scuola" ed un ottima vita....




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29 dicembre 2007

BUON ANNO

 

STANCHEZZA….DISILLUSIONE…..RASSEGNAZIONE…..parole molto ricorrenti….troppo ricorrenti…con chiunque mi ritrovi a parlare questi sono i termini che maggiormente ricorrono nei discorsi della gente comune…

La gente comune è stanca…la gente comune è disillusa…la gente comune manca di “senso di appartenenza”, la gente comune fa fatica ad andare avanti e risparmia per poterlo fare…risparmia tempo…risparmia denaro….risparmia nei regali…..risparmia emozioni….risparmia sentimenti….

La gente comune è pronta a seguire il primo Beppe Grillo che incontra per strada, perché quel Beppe Grillo urla il Vaffanculo nelle piazze e consente alla gente comune di incanalare la propria rabbia….verso dove non si sa..l’importante è incanalarla…

La gente comune è pronta a dare addosso al primo uomo di pelle diversa, perché il “diverso” è il “cattivo”

La gente comune la sera torna a casa e si chiude tra le proprie mura e guarda la televisione, e si perde Nelle isole di gente famosa…nelle case dei grandi fratelli….si sente grande perché sa rispondere alle domande di Linus…di Gerri Scotti…..ed immagina di essere li a guadagnare somme che non ha mai sentito neanche nominare….

La gente comune correndo verso casa non si è accorta di aver incrociato l’amico…il conoscente…il figlio dell’amica…e forse è meglio non avrebbe avuto tempo per fermarsi a salutare..poi magari quello voleva anche chiacchierare…..

La gente comune non viaggia ma sfoglia i depliant sognando di farlo…

Ed io vorrei fare a tutta la gente comune il mio augurio per il nuovo anno…vorrei che la gente ripercorresse la storia del proprio paese…l’arte la musica….la bellezza….

Vorrei sapesse farla propria…e sapesse farne nutrimento …per tornare ad avere “voglia”….voglia di parlare con il vicino…voglia di partecipare….voglia di fermarsi a pensare prima di urlare…..

Voglia di pensare che possa esistere ancora una classe politica capace di rappresentarci veramente….di pensare ai bisogni reali della gente…

Vorrei che la gente comune sostituisse il pronome “io” con “noi”…….

Auguri a tutti voi…auguri di cuore…da una persona comune……..




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